Lecitina di soia, valido alleato per ripulire i mari inquinati

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Come purtroppo ben noto, i mari del mondo sono sempre più inquinati. E uno dei principali responsabili che è determinante l‘inquinamento marittimo è proprio la continua crescita di petrolio sulla superficie dell’acqua: un vero e proprio pregiudizio universale prodotto dall’uomo, e oggi in grado di rappresentare uno dei più gravi danni all’ecosistema mondiale.

Secondo quanto riferiscono alcune recenti analisi in tal proposito, prima che gli oceani possano riuscire a smaltire l’enorme quantità di greggio presente nelle loro acque, dovrebbero passare innumerevoli anni (e, naturalmente, a patto di non compiere nuovi versamenti della stessa nociva sostanza).

E così, dagli sversamenti accidentali a quelli compiuti con dolo, il greggio presente nei nostri mari sta creando un danno forse irreparabile agli ecosistemi marini e, dunque, anche agli ecosistemi.

Partendo da tale base, gli scienziati di tutto il mondo stanno cercando di individuare dei validi progetti per cercare di correre ai ripari e aiutare le acque dei nostri mari a ripulirsi intergralmente, andando a ricostituire il proprio originale ecosistema.

Tra gli studi più recenti, un cenno di particolare interesse è stato presentato all’interno dell’analisi condotta dall’American Chemical Society, e pubblicata sull’ultimo numero della rivista Acs Sustainable Chemistry & Engineering.

L’istituto ha infatti testato un sostituto ecologiche alle sostanze chimiche comunemente impiegate per separare e assorbire il greggio dall’acqua.L’elemento protagonista della nuova strategia è la lecitina di soia, un tensioattivo vegetale usato in ambito alimentare, nei suoi componenti lipidici.

Nelle sperimentazioni già effettuate con successo nei laboratori, le molecole della lecitina di soia si sono rivelate estremamente efficaci nel consentire una facile divisione del greggio in particelle più piccole, che possono essere valutate come molto più facili da assorbire e da rimuovere dall’acqua, permettendo dunque un più celere ripristino delle originarie condizioni della superficie marina.

In tal merito, secondo i dati forniti all’interno della ricerca, l’utilizzo del disperdente a base di lecitina di soia produce risultati migliori rispetto a due solventi attualmente utilizzati che ripuliscono le maree nere rilasciando sostanze tossiche nell’ambiente.

Proprio in virtù della soia sarà dunque forse possibile ripulire le acque marine dopo uno sversamento di petrolio, senza provocare dei danni alla vita acquatica.A questo punto non ci resta che attendere eventuali sviluppi sul fronte di tali sperimentazioni, e una concreta applicazione su più larga scala.

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