Clinton “spinge” al rialzo il petrolio

La notizia, pubblicata poche ore fa, secondo cui l’FBI avrebbe concluso l’indagine sulle email della candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton senza contestarle illeciti, ha riacceso l’entusiasmo sui mercati azionari a partire da quelli asiatici. La spiegazione è abbastanza semplice: nelle ultime settimane la rimonta di Trump e l’esito molto incerto dell’attuale tornata elettorale aveva generato non poche preoccupazioni, e i mercati finanziari le avevano inglobate a loro modo. In particolare, l’avversione al rischio crescente aveva rallentato l’andamento dei listini azionari per alcune sedute di fila riportando il denaro sui classici beni rifugio come l’oro. Un comportamento che, in fondo, spiega in che modo “voteranno” i mercati finanziari, che risentendo nelle ultime sedute dell’assottigliarsi della distanza tra Clinton e il rivale repubblicano Donald Trump, avevano di fatto espresso preferenza per la prima.

Di contro, la buona notizia (per i democratici) ha spinto la Borsa di Tokyo in chiusura in deciso rialzo stamane, spinta dall’ottimismo sulla possibile vittoria della Clinton alle presidenziali domani. Il Nikkei ha guadagnato l’1,6 per cento a 17.177,2 punti. I timori sulla possibile vittoria di Trump aveva fatto salire lo yen, bene rifugio, che ha invece ritracciato dopo le ultime notizie dando una spinta all’azionario giapponese. Avvio di settimana positivo anche per i listini azionari europei.

L’effetto si è poi fatto sentire anche sulle risorse di base, con le materie prime generalmente positive grazie al ritorno di una certa propensione al rischio, per i motivi che sopra abbiamo brevemente riassunto. Sale così di un punto percentuale il petrolio dopo una settimana di pesanti realizzi, mentre i produttori si preparano a un taglio dell’offerta nel prossimo vertice OPEC del 30 novembre a Vienna. Il segretario generale OPEC ha infatti confermato che i paesi del Cartello rispetteranno l’impegno sulla riduzione della produzione raggiunto nella riunione di Algeri in settembre: difficile crederci prima di vedere nero su bianco, ma i presupposti sembrano essere buoni.

Sul fronte cambi il focus è sul dollaro/yen che torna a ridosso di 105 sfruttando da un lato i verbali della BoJ di settembre, in cui i consiglieri chiedono all’Istituto di essere pronto a qualsiasi misura necessaria a far ripartire l’inflazione e riportarla all’obiettivo di 2 per cento, dall’altro dal rientro del clima di avversione al rischio, dopo la notizia che la Clinton non sarà incriminata dall’FBI per lo scandalo delle email.

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