16 - 17 - 18 APRILE 2010

CASSEPIPE | in collaborazione con Accademia Teatrale Silvio D’Amico di Roma
— ON WINNIE

di Vincenzo Manna

con Eugenia Rofi e Nicolò Scarparo
regia Vincenzo Manna
suono e luci Cassepipe
costumi e oggetti Sabina Angeloni
produzione Cassepipe e Teatro Furio Camillo con il patrocinio di Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico

 

On Winnie è una drammaturgia originale che nasce dallo studio di Happy Days di S. Beckett. Una landa desolata: il luogo di un’eterna festa senza fine. Winnie e Willie: il loro paradosso, il mito tragico della coppia felice nonostante tutto, la loro comica esistenza, vuota e ripetitiva, al margine, non solo di un contesto sociale più ampio, ma soprattutto al margine della loro coscienza. Il loro parlare incessante, l’agire schizofrenico: le uniche risorse che rimangono per combattere, con un assurdo, tragico, continuo atto di volontà, la devastante immobilità e l’insensato silenzio in cui sono immersi.
Parlano e agiscono per non ascoltare e non ascoltarsi: vivono giornate tragicamente uguali e ripetitive facendo quello che normalmente fanno tutti coloro che sono abbastanza ricchi da possedere una valigia con alcuni oggetti dentro e si comportano come se niente fosse, come se anche a loro fosse concesso di vivere un’esistenza normale e, almeno in apparenza, felice. Sempre sul punto di capire, sono incapaci di vedere cosa c’è in fondo al loro abisso, con solamente “qualche volta, di tanto in tanto, una certa tristezza che si fa avanti, ma che subito passa”, e della quale chiedono immediatamente scusa l’uno all’altro.
Un dialogo carico di tensione, ma anche di elementi tragicamente comici, lungo un filo comunicativo sempre sul punto di spezzarsi, in uno spazio tempo sempre a rischio di definitivo sfacelo, con i due protagonisti vittime e testimoni di una condizione spietatamente esemplare. Un attento lavoro sulla maschera facciale e corporea, guardando, soprattutto, alle forme del film muto, una vera e propria catalogazione di espressioni e frasi. La pulizia e la metodicità di ogni gesto, la sua ripetibilità, il ritmo vorticoso del racconto e della scansione dell’agire danno vita ad un movimento continuo ed inarrestabile, un’incessante danza di gesti e parole, una danza senza musica che parte e non ha mai fine, se non grazie al “divino” campanello che segna l’inizio e la fine dello spettacolo e di ogni cosa.


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